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DAVIDE QUERIN

Luca Benassi
Buona sera a tutti,
Questa sera si inaugura la personale di Davide Querin che occuperà l’Atelier Inquadro fino al 2 giugno 2007.
Come di consueto, nell’organizzare le attività dell’Atelier e come già fatto in altre occasioni, con le mostre di pittori come Shafik e Crociara (chi ci ha seguito fin dall’inizio ricorderà quegli eventi) abbiamo voluto prendere spunto dalla pittura per allargare i nostri orizzonti, guidarci e guidarvi attraverso percorsi che coinvolgano la letteratura, la poesia e l’arte in senso più ampio. Il nostro obiettivo è creare suggestioni, fili rossi, ipotesi di lettura che ci lascino un’impronta di senso e ci regalino un bagliore della luce dell’artista. Parlare di Davide Querin significa inevitabilmente parlare del Surrealismo, affrontare cioè una delle esperienze artistiche più ricche e feconde del nostro primo Novecento i cui riflessi si sono riverberati su tutte le correnti artistiche della seconda metà del secolo. Parlare del Surrealismo ci ricorda come questa esperienza d’avanguardia sia nata soprattutto e prima di tutto in campo letterario e poetico per poi fecondare i diversi ambiti artistici dalla pittura al cinema. Sono stati cioè i poeti, loro per primi, a concepire quel anelito, quella tensione di libertà dello spirito e dell’inconscio che sarà il lascito spirituale maggiore del Surrealismo.

LETTURA 1 – Daniel Cundari Per fare il ritratto di un uccello di Jacques Prévert

Anzitutto dipingere una gabbia
con la porticina aperta
dipingere quindi
qualcosa di grazioso
qualcosa di semplice
qualcosa di bello
qualcosa di utile
per l’uccello
appoggiare poi il quadro ad un albero
in un giardino
in un bosco
o in una foresta
nascondersi dietro l’albero
silenziosi
immobili…
A volte l’uccello arriva presto
ma può anche impiegare degli anni
prima di decidersi
Non scoraggiarsi
attendere
attendere se il caso per anni
la rapidità o la lentezza dell’arrivo
non ha nessun rapporto
con la riuscita del quadro
Quando l’uccello arriva
se arriva
osservare il più profondo silenzio
aspettare che l’uccello entri nella gabbia
e quando è entrato
chiudere dolcemente la porta col pennello
poi
cancellare una dopo l’altra tutte le sbarre
avendo cura di non toccare nessuna piuma dell’uccello
Fare quindi il ritratto dell’albero
scegliendo il ramo più bello
per l’uccello
dipingere anche il verde fogliame e la frescura del vento
il pulviscolo del sole
e il fruscio delle bestie dell’erba nella calura estiva
e poi aspettare che l’uccello si decida a cantare
Se l’uccello non canta è cattivo segno
segno che il quadro è sbagliato
ma se canta è buon segno
segno che voi potete firmare
Allora strappate con tanta dolcezza
una piuma all’uccello
e il vostro nome scrivete in un angolo del quadro.

LETTURA 2 – Elena Ribet Dal Manifesto del Surrealismo, André Breton 1924
SURREALISMO: automatismo psichico puro mediante il quale ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero; è il dettato del pensiero, con assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica e morale. Il surrealismo si basa sulla fede nella realtà superiore di alcune forme di associazione prima d’ora dimenticate, fede nell’onnipotenza del sogno, nel gioco disinteressato del pensiero. Tende a eliminare tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirvisi nella soluzione dei principali problemi della vita.


Luca Benassi
Il Surrealismo, il cui certificato di battesimo può essere trovato nel Manifesto di Breton del 1924 di cui avete ascoltato uno dei passi fondamentali, nasce ponendosi come problema fondamentale quello della libertà. Libertà della psiche, libertà della capacità creativa, libertà della mente, ma soprattutto libertà dell’individuo in tutte le sue espressioni, in una dimensione sia collettiva che individuale. E sono proprio queste due dimensioni – quella della libertà individuale e della libertà collettiva – a costituire le due anime del Surrealismo, due anime che oltre ad avere risvolti anche politici (come l’adesione al Comunismo) e di spaccature all’interno del movimento, si dibattono nell’anima di ogni artista. Il Surrealismo non è la prima avanguardia storica a porre come centrale il problema della libertà. Il dadaismo, ad esempio, si era posto il problema della libertà ma in modo esclusivamente negativo, come assenza di vicoli, come anarchia, limitandosi cioè ad evidenziare quella frattura insanabile tra mondo interiore e mondo esteriore, tra immanenza storica e spirito, negando nei fatti alcuna possibilità all’arte, anzi negando l’esistenza stessa dell’arte. Il Surrealismo invece si pone in una posizione costruttiva, attraverso la ricerca sperimentale, scientifica, appoggiandosi alla filosofia e soprattutto alla psicologia di Freud. I Surrealisti cercarono di rendere libera la coscienza e lo spirito attraverso delle modalità che eliminassero le logiche convenzionali, sottomesse alla grigia logica delle abitudini. Guardarono soprattutto al sogno e alle sue interpretazioni di Freud: vedevano nel sogno uno stato assolutamente libero della coscienza, capace di sviluppare immagini ed emozioni nuove, appartenenti ad un’altra realtà, una sur-realtà appunto. Questo era possibile grazie al fatto che nel sogno la mente agiva attraverso dei processi “automatici” privi cioè delle costrizioni della logica. I surrealisti cercarono di portare questa sur-realtà fatta di sogno nella vita di tutti i giorni attraverso quello che Breton definisce “automatismo psichico”. Nelle arti figurative lo stesso Breton nel saggio “il surrealismo e la pittura” del 1928 chiarisce come l’arte figurativa non debba avere un modello esteriore, falso e costretto nella convenzione, ma un modello interiore. Scopo della pittura surrealista è quello di sovvertire i rapporti delle cose, creando un mondo in cui l’uomo trovi il meraviglioso, un regno dello spirito, dove egli si sciolga di ogni inibizione, attingendo una libertà incondizionata. L’immagine surrealista non avvicina due fatti, due realtà che si assomigliano, bensì due realtà il più possibile lontane le une dalle altre. L’artista surrealista, creando l’immagine, viola le leggi dell’ordine naturale e sociale; accostando repentinamente e di sorpresa due termini della realtà che appaiono inconciliabili, provoca in chi guarda una choc che mette in moto l’immaginazione per gli insoliti sentieri dell’allucinazione e del sogno.

LETTURA 3 – Elena Ribet Consigli al poeta di Philippe Soupault

Sii come l’acqua
quella della sorgente e delle nuvole
puoi essere iridato od incolore
ma che nulla ti fermi
neanche il tempo
Non ci sono strade troppo lunghe
né mari troppo lontani
Non temere né il vento
né ancor meno il caldo o il freddo
Impara a cantare
senza stancarti mai
mormora o insinuati
o strappa e travolgi
Balza o zampilla
Sii l’acqua che dorme
che corre che gioca
l’acqua che purifica
l’acqua dolce e pura
perché essa è la purificazione
perché essa è la vita per i vivi
e la morte per i naufraghi.

LETTURA 4 – Daniel Cundari Da Il lavoro del pittore di Paul Eluard

Levavi un’alta spada
Come stendardo al vento contrario
Levavi il tuo sguardo contro l’ombra ed il vento
Del buio che confonde
Non hai voluto dividere
Non c’è nulla da attendere da nulla
Su te la pietra non cadrà
Né l’elogio compiacente
Duro essere di sprezzo avanza rinunziando
Nasce il piacere in seno al tuo rifiuto
L’arte potrebbe essere smorfia
Tu la riduci ad essere una porta
Aperta per la quale entra la vita


Luca Benassi
Sogno e libertà sono le due parole che a partire dal Surrealismo diventano patrimonio dell’arte contemporanea. Davide Querin lo sa bene. Per lui ogni elemento della realtà in cui viviamo e nella quale siamo immersi porta con sé un bagaglio di significati. La nostra cultura, a partire dai primordi dell’espressione umana, e la nostra esperienza di singoli individui attribuisce a questi significati il valore di simboli. I simboli possono essere individuali, appartenere cioè al nostro patrimonio personale, o collettivi, essere cioè universalmente riconosciuti attraverso un codice che lega l’oggetto, il significante al suo significato (ad esempio mela e serpente: simboli del peccato e della tentazione). Per Querin mettere insieme gli elementi della realtà - la mela, il cane, la tromba, il treno, il telefonino, il rossetto - significa mettere insieme i significati, i simboli che da una parte rappresentano il mondo interiore dell’artista, e dall’altra sono in grado di rappresentare e farci comprendere in misura collettiva il mondo nel quale viviamo. L’accostamento, anche straniante, in una realtà cioè che tende al meraviglioso, dei simboli è per il pittore il modo per innescare la riflessione, il pensiero cosciente, attivo, per dirla in modo forse non troppo delicato, la nostra coscienza interiore – il grillo parlante – nei confronti del modo contemporaneo. Ascoltare allora i messaggi del pittore, l’accostamento dei simboli è garanzia di pensiero e di libertà. La stessa libertà così strenuamente perseguita dai surrealisti. Mentre il Surrealismo predicava un automatismo psichico, cioè uno spegnere la parte cosciente per mettersi in un passivo ascolto del sogno, Davide Querin si pone in modo attivo e cosciente nei confronti della realtà per raccoglierne i simboli e i significati. È una sorta di surrealismo parallelo, simile negli esiti, ma opposto nel processo creativo. I surrealisti ascoltavano l’inconscio, il nostro pittore si pone nei confronti della realtà come l’inconscio che raccoglie e utilizza i simboli per riproporli nei suoi quadri, egli crea il sogno, e come il nostro inconscio che genera e ci propone il sogno, egli mantiene sempre il controllo dei simboli e dei significati, per ottenere un effetto comunicativo diretto verso lo spettatore. La collettività assume per Querin il valore di singolo individuo. In che misura: nel singolo individuo l’inconscio rappresenta attraverso il sogno i problemi dell’individuo, l’irrisolto per così dire, proponendone attraverso il simbolo una possibile interpretazione e soluzione; così l’artista Querin si pone verso la collettività degli spettatori come fosse il suo inconscio, rappresentando nei suoi sogni-quadri possibili interpretazioni e rappresentazioni simboliche delle inquietudini dell’uomo contemporaneo. E non si tratta mai di incubi, ma sempre di sogni, di quadri dai toni pacati, dai colori tenui, velati quasi, mai aggressivi. Non facciamoci ingannare però, i quadri di Querin non vanno spiegati, ne dobbiamo temere un contesto ad una prima apparenza solamente straniante. Essi non vanno interrogati ma ascoltati, essi ci parlano di ciò che ci sta intorno, mettendo insieme con estreme intensità e vivezza gli opposti, e continueranno a farlo anche quando la realtà nella quale sono stati dipinti sarà mutata, anche quando i simboli saranno lontani dai loro significati attuali. Questa capacità di travalicare il tempo è l’obiettivo e la qualità della grande arte. Questi quadri continueranno a parlarci, a comunicarci l’emozione, il sogno di Davide artista e uomo.

LETTURA 5 - Elena Ribet La luna è un’assenza di Vincente Aleixandre

La luna è assenza.
Si attende, sempre.
Le foglie sono brusio della carne.
Si attende tutto, a non cavalli pallidi.
Eppure quegli zoccoli di acciaio
(la luna intanto sulle cigli),
gli zoccoli di acciaio sopra il petto
(mentre la luna o vaga geometria)…
Ma si spera che il petto non sia concavo.
La luna è sempre assenza,
dolente cavità di notte piena,
che non è ancora cera, Ma neppure è una gota.
I remoti cavalli, remoto il mare, le catene che battono,
l’arena che distesa soffre sempre,
la spiaggia inaridita, dov’è notte
al livello degli occhi gialli e secchi.
Si attende, sempre.
Luna, meraviglia o assenza,
celeste pergamena color di mani forse,
dall’altro lato dove il vuoto è la luna.

LETTURA 6 - Daniel Cundari Da Il lavoro del poeta di Paul Eluard

Che siete venuto a prendere
Nella stanza familiare?
Un libro che mai nessuno apre
Che siete venuto a dire
Alla donna indiscreta?
Quel che non può ripetersi
Che siete venuto a vedere
In questo luogo in vista?
Quelli che i ciechi vedono.


Luca Benassi
Paul Nougé, amico di Renè Magritte, disse una volta “Noi interroghiamo i quadri prima di ascoltarli, li interroghiamo a caso, e ci stupiamo se non riceviamo la risposta che ci aspettavamo”. Ecco andiamo ad ascoltare questi quadri, facciamo suggestionare, e lasciamoci trasportare nel sogno. Ringraziamo i poeti e critici Daniel Cundari e Elena Ribet per le suggestioni poetiche di questa sera. Un ringraziamento particolare và al Sommelier Franco Manili che, in collaborazione con l’azienda agricola Casale del Giglio, ha messo a disposizione la sua competenza per offrirci la degustazione di questa sera. L’atelier InQuadro vi augura buona serata e grazie.