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I “Matematici” di Mimmo Paladino

Immobili e silenziosi, solenni, indecifrabili e misteriosi, impenetrabili anzi nella loro sacrale fissità, queste sei figure hanno con tutta evidenza molto a che fare con le ieratiche “sculture bianche” degli anni Novanta disseminate tra gli ulivi di Paduli.
Quelle sono indicate come “testimoni”, ma Paladino dice che questi sono pensatori, filosofi, forse sciamani oppure “matematici”.
Per certi versi è la stessa cosa, perché la filosofia dei numeri può coincidere infine con quella delle forme. Se un grande matematico greco ha infatti detto che “tutto è numero”, un grande filosofo, anch’egli greco, ha più tardi precisato che nel mondo visibile “tutto è forma”.
Si può allora dire che il numero e la forma costituiscono”la vera essenza immutabile della realtà”.
Le assorte ed immote figure di Paladino – contornate di simboli, numeri e forme geometriche – appaiono indifferenti al nostro sguardo, forse perché hanno già calcolato il numero delle particelle dei tremila mondi al di là del quale, è stato detto, “inizia l’incalcolabile”. Finisce dunque l’irragionevole “filosofia dei numeri” e comincia forse l’illogica “teoria delle forme”, entrambe tuttavia, in grado di interrogare e di svelare la memoria del mondo.
Entrano così in gioco i “matematici”, quelli che Paladino ritrae come “pensatori di numeri e di forme” di cui sono infatti adornati nella loro ineffabile rappresentazione.
Possiedono forse il potere della magia, una parola spesso malintesa perché una volta il mago era il sapiente, colui cioè che sapeva cosa fare e come farla. O sono sciamani, dotati di poteri straordinari, depositari e custodi della “coscienza e della conoscenza” di una comunità.
Se poi parliamo di forme, di numeri e figure, va posta attenzione anche all’alchimia, una sapienza misteriosa, paurosa ed a volte perfino perseguitata, che consente la trasformazione magica delle cose, dei materiali, dei significati apparenti.
Queste figure di Paladino potrebbero dunque rappresentare anche alchimisti medievali, quei pensatori che dicevano di possedere la “pietra della pazzia”, la mitica “pietra filosofale”.
Ma sono essenzialmente i numeri e le forme geometriche ad attrarre e “condizionare” l’artista perché essi sono gli strumenti essenziali delle sue alchimie immaginative.
Peraltro bisognerebbe anche tener conto che il concetto della perfezione, nella nostra cultura, è affidato ad un numero, e questo è il solo strumento che abbiamo per definire l’incommensurabile, cioè l’infinito.
L’espressione estetica e la sezione aurea, d’altronde, hanno sempre avuto a che fare con la “misura”, cioè con la geometria.
Questi sei “matematici” di Paladino manipolano certamente i magici “numeri di Fibonacci” e conoscono già “lo zero e il fuoco”.
Ma hanno anche l’aura della seduzione indicibile, perché sono abbigliati con abiti sontuosi, e le forme ed i numeri che adornano le loro figure appaiono palesemente simbolici, come le decorazioni di un paramento sacerdotale.
Pongono ai riguardanti continui interrogativi senza preoccuparsi molto di dare risposte credibili e comprensibili.
Forse perché, come diceva Duchamp degli artisti alchemici e perfino di se stesso, Paladino ed i suoi matematici pensano nel sogno dell’arte e perciò “non sanno quello che fanno”.

Enzo Di Martino
 

LA TRANSAVANGUARDIA ITALIANA

"L'area culturale in cui opera l'arte degli anni ottanta è quella della Transavanguardia, che considera il linguaggio come uno strumento di transizione, di passaggio da un'opera all'altra, da uno stile all'altro.
Se l'avanguardia, in tutte le sue varianti del secondo dopoguerra, si sviluppa secondo l'idea del darwinismo linguistico, che trova i suoi antenati fissi nelle avanguardie storiche, la Transavanguardia invece opera al di fuori da queste coordinate, seguendo un atteggiamento nomade di reversibilità di tutti i linguaggi del passato".

Achille Bonito Oliva, 1982

Nota biografica

Mimmo Paladino è tra i massimi esponenti della Transavanguardia, movimento fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980 che, dopo le correnti concettuali degli anni settanta, si distingue per un ritorno alla pittura.
Famoso sia in Italia che all’estero, elabora opere artistiche di forte impatto. Utilizza l'incisione e altre tecniche, creando anche sculture e installazioni di grandi dimensioni che contaminano diverse forme espressive. Celebre l'installazione a Napoli di una enorme montagna di sale.
Sue opere si trovano nei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York. Ha esposto, tra l’altro, alla Marian Goodman Gallery e alla Annina Nosei Gallery di New York, alla Biennale di Venezia, invitato da Achille Bonito Oliva, alla Lenbachhaus di Monaco di Baviera, a Praga, alla Galleria Nazionale delle Belle Arti di Pechino in Cina, alle Scuderie di Palazzo Reale, Villa Pignatelli Cortes e in Piazza Plebiscito a Napoli, alla South London Gallery e Royal Academy di Londra, al Kunstmuseum di Basilea, alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna e al Centro d'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.