Gallerie d'arte Roma

 

Cornici artigianali Roma

 

Galleria d'arte Roma


      CARLO MOSCHELLA
  • Inaugurazione mostra:
    sabato 5 aprile 2008 ore 18 - sarà presente l'artista

  • Durata mostra:
    fino a sabato 19 aprile 2008

  • Indirizzo:
    Roma - Via Alberto ASCARI, 255 (a 50 mt dal Centro Comm.le I GRANAI)

  • Orario:
    no stop 9,30 - 20,00
    domenica CHIUSO

  • Info:
    06 5193433 - info@inquadro.it

  • web:
    www.inquadro.it



CARLO MOSCHELLA
E' nato a Vipiteno (BZ) il 6 giugno 1958. L'artista nasce professionalmente in Germania a Dusseldorf, dove completa gli studi artistici, riscuotendo i primi lusinghieri successi, misurandosi poi con tutti i movimenti ed i fermenti che agitano il mondo dell'arte a cavallo degli anni '70-'80. Tornato in Italia, persegue linee proprie di una raggiunta maturità, conservando diretti contatti con gallerie tedesche ed europee. Il carattere dell'artista si è forgiato anche per aver per lunghi periodi intrapreso l'attività di skipper, partecipando a regate veliche a livello nazionale ed internazionale. E questo la dice lunga nella scelta tematica di molti suoi lavori, dove il viaggio, il mistero, sono presenti come peculiarità propria della gente di mare, da cui deriva quella profonda tensione spirituale, figlia dei grandi spazi e conseguenza di quel vivere a diretto contatto con la natura, i cui fenomeni hanno lasciato traccia di quell'estatico stupore, che è fonte di quella cosciente interiore constatazione che la vita è un valore che trascende ogni elementare contingenza e che, al di là del dono, è autenticità d'un sentimento di amore e di armonica condivisione di tutto ciò che esiste, in un ruolo di soggettiva e consapevole gioia esistenziale.


ARMONIUM VITAE
Testo critico di Francesca Pietracci
Non so se Carlo Moschella abbia mai tenuto presente il racconto di Jorge Luis Borges "L'immortale", ma di fatto appena ho visto i suoi lavori ho colto un preciso nesso con questa storia così assurda e così vera. I visi di bronzo che sgusciano dagli involucri di marmo delle sue sculture, non ci sono dubbi, sono proprio loro, i Trogloditi cioè gli Immortali.
"Nell'arena erano pozzi di poca profondità: da quelle misere buche, e dalle nicchie, emergevano uomini dalla pelle grigia, dalla barba negletta, ignudi. Credetti di riconoscerli: appartenevano alla stirpe bestiale dei Trogloditi, che infestano il Golfo Arabico e le grotte d'Etiopia; non mi meravigliò che non parlassero e che mangiassero serpenti." Così vengono descritti fin dall'inizio e solo alla fine si scopre che uno di loro è addirittura Omero "Gettato sulla sabbia, simile ad una piccola e cadente sfinge di lava, lasciava che su di lui girassero i cieli, dal crepuscolo del giorno a quello della notte." Esseri per i quali l'unico rimedio alla condanna dell'immortalità era stato quello di rifugiarsi in un mondo senza memoria e quindi senza tempo, un mondo dentro al quale vegetale lentamente perchè "Non c'è piacere più complesso del pensiero e ci abbandonavamo adesso." E con questo racconto, che tra l'altro costituisce sicuramente la suggestione iniziale del "Baudolino" di Umberto Eco, si apre una nuova dimensione dell'essere vivente, percepito e rappresentato nella sua monumentale solitudine, alla ricerca di una saggezza primordiale, ma anche futura, che si esplica in un lunghissimo giorno presente. Tutti i codici della comunicazione, che siano linguaggi o scritture o simboli, vengonofaticosamente cancellati per lasciar posto all'impietoso esercizio del pensiero. Tuttavia Carlo Moschella, essendo scultore, fa coincidere il suo pensare con il fare dando vita ad un universo di esseri fondamentalmente uguali, ma diversi da noi, soprattutto diversi dai nostri stereotipi di riferimento.
Se da una parte, infatti, le loro bocche spalancate fanno pensare all'Urlo di Munch, dall'altra sembrano veicoli di un vento interiore, sotterraneo, che alita sulla crosta terrestre spazzando via quanto c'è di superfluo, di non essenziale. Tutto sommato si tratta di un atteggiamento più ludico che drammatico, come si potrebbe pensare ad un primo impatto. Il suo imprinting etnico deriva da un'archeologia industriale, da un recupero di oggetti di scarto veicolati verso altri significati, tubi dall'effetto organico ai quali spuntano esilissime zampe, come incubatrici e rifugi di delicati esseri in formazione.


RIMINISCENZE
Testo critico di Silvio Coccia
Dall’inconsapevole abbandono che succede all’instancabile ricerca, ecco affacciarsi alla coscienza, immagini che a prima vista paiono incongruenti alla vigile ragione, ma poi si disvelano in un insieme strutturato, da cui evincere un originale tessuto cromatico formale, che, se a prima vista affascinano, alla verifica critica dell’artista si traducono in inesplicabile discordante disarmonia, ma che dopo una pacata riflessiva analisi nella quiete che ne consegue, se ne possono comprendere e l’armonia compositiva come pure una velata verbalità, si che l’artista ne tragga un proprio finalismo operativo.
Anche se è pur vero che ogni opera contenga in se una propria soggettiva ragione e finalità, nel convivere con essa, in virtù dei dati simbolico formali ed intrinseche verbalizzazioni, l’artista ne potrà cogliere la vera natura che essa è stata suscitata dall’esperienza dello stesso, in un conflitto del proprio se e della realtà, si da favorire quella inconscia produzione di dati storico-culturali, che sono propri dell’esperienza dell’artista, ma è anche un malcelato desiderio di universalità, che altro non è rappresentazione di un vissuto proprio dell’artista, da cui trarre una ragione di se nonché nuovo stimolo di analisi e creatività formale alla ricerca di quel fine che è alla base di quella arcana pulsione, che altro non è angoscioso desiderio di libertà e verità. Dissimulato desiderio dell’anima soggettiva di accedere all’assoluto e sublimarsi.

Alcune opere di Carlo MOSCHELLA in mostra







ufficio stampa InQuadro
Elena Ribet