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EPIDERMIS Gong Yoon Jung
Mostra delle opere in porcellana di Gong Yoon Jung
- Inaugurazione mostra:
mercoledi 15 luglio 2009 ore 18 - sara' presente l'artista.
- Durata mostra:
fino a sabato 25 luglio 2009
- Indirizzo:
Roma - Via Alberto ASCARI, 255 (a 50 mt dal Centro Comm.le I GRANAI)
- Orario:
no stop 9,30 - 20,00 sabato 9,30 - 13,00 domenica CHIUSO
- Info:
06 5193433 - info@inquadro.it
- web:
www.inquadro.it
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Gong Yoon Jung e' nata a Seoul in Corea nel 1969, laureata
all'Accademia delle Belle Arti di Roma nel 1998 dal 1993 espone le sue opere. Epidermis, curata dal maestro Michelino Iorizzo, è l’occasione per
ammirare le porcellane artistiche di Gong Yoon Jung, capaci di suggestionare con il rigore delle geometrie e delle forme semplici, evidenziate ed
enfatizzate dalla retro-illuminazione, riuscendo ad unire il mondo antico della porcellana alla contemporaneità della luce tecnologica a led. Gong Yoon Jung sarà presente all’inaugurazione della mostra, mercoledì 15 luglio alle ore 18.
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LA MATERIA DELLA LUCE NELLE PORCELLANE DI GONG YOON JUNG
di Luca Benassi Se il bianco non è un colore, lo diventa nel momento in cui la luce esalta la forma dell’essenziale nella
tridimensionalità. Luce ed essenzialità della forma sono gli atteggiamenti archetipali delle finissime porcellane dell’artista coreana Gong Yoon Jung,
diplomata in scultura all’Accademia delle Belle Arti di Roma e con una lunga serie di esposizioni che partono dal 1993, esposte con il titolo di
Epidermis nella Galleria InQuadro di Roma, a cura di Michelino Iorizzo. Epidermidi dunque, pelli di coccodrilli e serpenti, squamose, brulicanti,
lucide come i quadrati e i cerchi di porcellana nei quali sono inscritte; ma anche petali di fiori – il loto, caro alla simbologia orientale, omonimo
del frutto velenoso della dimenticanza per i marinai di Ulisse – delicate ali di farfalle tropicali, inquiete superfici puntute come occhi di mosca,
fino alle increspature delle onde o alle volute stilizzate come fiamme di drago delle nuvole. Viene così rappresentata l’epidermide della natura nelle
sue più varie manifestazioni, alla ricerca dell’elemento comune, luminoso, capace di dare forma alla porcellana. Domina in tale ricerca la riduzione
del senso verso una geometria essenziale, l’alternarsi tondi e quadrati, gli uni dentro gli altri, che nei quattro elementi accostati che costituiscono
ogni opera creano giochi di linee che si spezzano ai bordi, frantumando lo sguardo in frammenti elementari. Vi si trova una poetica di vuoti e pieni,
figure intere che sorgono dalla spezzatura delle linee, che ricorda certe immaginazioni del Taoismo, il senso di perpetua, fragile mutazione nella
quale lo yin rappresenta l’oscurità, il freddo, la femmina, la passività, il pari, la linea spezzata, e lo yang, la luce, il calore, il maschio,
l’attività, il dispari, la linea intera. La vita è costantemente incostante. Essere e non essere, fiorire e appassire, vivere e morire si succedono
l’un l’altro e si alternano costantemente, come lo sboccio di un fiore di loto o la pelle che la serpe muta ogni primavera. È costante soltanto
la mutevolezza, l’alternanza. L’artista pare trova la via di fuga negli snodi della luce, una sorta di sentiero che deflagra dalle figurazioni, dalla
pieghe dell’epidermidi e delle squame, per centrare l’occhio dell’osservatore. Le figure biomorfe di Gong Yoon Jung emergono attraverso la luce, quando
la porcellana viene illuminata dall’interno attraverso lampade incastonate nel retro dei quattro elementi che costituiscono ogni opera. Ecco che le
linee yin, fredde e passive, delle ali di farfalla, le gibbosità femminili della pelle del coccodrillo o delle squame di serpente, sbalzano in rilievo
mediante fasci di luce bianca filtrata dalla materia e costruiscono di fronte all’occhio dell’osservatore imponderabili giochi di luci e ombre, riflessi
cristallini, improvvisi dossi nel lucido della materia, il calore maschile dello yang. Il bianco luminoso della porcellana, la sua materialità
vitrea, l’essenzialità geometrica delle forme che richiamano certe movenze del design donano a questo opere, che affondano nei richiami di filosofie
millenarie, l’essenza di una modernità straordinaria, la capacità di creare ponti fra antico e nuovo, materia e luce, noumenico e fenomenico.

ufficio stampa InQuadro |
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