L’arte del dorare è antichissima, nell’antico Egitto l’oro era considerato nel novero dei colori.
Con la foglia d’oro si ricoprivano, come fosse colore, intere figure i cui contorni venivano poi ripassati di nero col pennello.
Con l'affascinante tecnica della doratura delle cornici si producono cornici in perfetto stile, grazie all'utilizzo dei medesimi
materiali adoperati dagli artigiani nei secoli scorsi, o si realizzano originalissime cornici abbinabili al contemporaneo,
combinando il colore alla doratura.
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La doratura
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Personalizzare la finitura della cornice, seguendo anche le indicazioni e le richieste del cliente, valorizzerà al meglio il
soggetto incorniciato. Per un dipinto d'epoca sarà realizzata ad una cornice molto invecchiata badando ad attenuare la naturale
lucentezza della lamina d'oro, mentre una grafica moderna potrà essere incorniciata abbinando alle rifiniture dorate o argentate,
il colore dominante nell'opera.
La prima fase della lavorazione consiste nello stuccare, gessare e quindi levigare la cornice
grezza, utilizzando anche il gesso di Bologna.
La gessatura con il Bologna, infatti, rende assolutamente compatta la superficie, coprendo le eventuali imperfezioni del legno
e le sue venature.
L'ottima preparazione a gesso della cornice è la garanzia di una doratura eccellente. Successivamente alla levigatura della
cornice si procede con l'apprettatura a bolo (assiette per i francesi), sostanza che permette l'applicazione della foglia d'oro,
costituita da vari elementi tra cui la grafite, il bolo armeno (sostanza simile all'argilla) e la colla di pelle di coniglio.
Il bolo può essere di tre colori: rosso, giallo e nero.
Il rosso è quello più diffusamente utilizzato perchè conferisce al metallo prezioso una tinta più calda, il giallo è abitualmente
impiegato sulle cornici intagliate e traforate consentendo il colore giallo di non posare la foglie nelle zone più nascoste,
mentre il bolo nero si adopera per le argentature con lamine in argento o oro bianco.
Una volta terminata l'apprettatura si procede alla doratura vera e propria, applicando a guazzo la foglia o lamina d'oro
(di misura 15x10cm.).
Questa tecnica di doratura del legno, anche detta al guazzo, è la più antica e consente l’applicazione del metallo inumidendo
appunto la superficie.
L'acqua scioglie la colla animale contenuta nel bolo, fissando la lamina alla cornice senza creare spessori.
Una volta dorata interamente la cornice verrà brunita (lucidata) mediante un attrezzo chiamato brunitoio, dotato di punta in
pietra d'agata, sfregando sulla superficie la pietra stessa. La lucidatura porrà in bella evidenza i motivi decorativi della
cornice, mantenendo opache le zone di fondo ma lucidando le parti in rilievo. Quest'ultima lavorazione, insieme
all'invecchiamento del metallo rappresenta la finitura della cornice che, se realizzata ad arte, ci permetterà di ottenere
dei risultati di grande soddisfazione.
Si è parlato per convenzione di doratura, ma con la stessa tecnica si realizzano cornici argentate utilizzando in alternativa
la lamina d'argento 1000, al posto di quella oro.
Descritta la tecnica della doratura ottenuta con lamina d'oro, sarà illustrata ora la cosiddetta doratura povera, eseguita
non con l'oro bensì con la più economica lamina argento.
La doratura povera iniziò ad essere utilizzata già nel Seicento, nei casi in cui le parti da dorare si trovassero distanti
dall'osservatore: basti pensare ai cassettoni dei soffitti delle chiese o alla cornice che contorna la pala d'altare.
La base di preparazione per questa particolare doratura viene realizzata con gli stessi accorgimenti e materiali usati per
il metallo più prezioso, tranne ovviamente la foglia d'argento.
Una volta argentata e brunita la cornice viene successivamente trattata con la mecca, data a pennello. Questa sostanza è
composta essenzialmente da gomma lacca, resina naturale(ambra) e spirito, anche se ogni bottega artigiana in virtù delle
varie esigenze era solita aggiungere, in diverse dosi, ossidi e più recentemente aniline.
La meccatura conferisce così all'argento, grazie alle sue tinte ambrate, un'accentuata somiglianza all'oro.
Le prime apparizioni di cornici meccate si segnalano nel XVII secolo, ma una più ordinaria utilizzazione di questo metodo
si ha dal XIX secolo fino ai giorni nostri.
In conclusione, le peculiarità della meccatura sono il basso costo, rapportato alla doratura con oro zecchino, e l’ottima
resistenza agli agenti esterni in virtù della sua specifica impermeabilizzazione.