Medhat Shafik è nato in Egitto nel 1956. Dal 1976 vive ed opera in Italia diplomandosi in pittura e scenografia
presso l'Accademia di Belle Arti di Brera.
Artista di successo internazionale coniuga le suggestioni e i colori dell'arte orientale con le più avanzate tecniche
compositive delle avanguardie occidentali.
Dagli anni Ottanta partecipa con successo a molte rassegne artistiche nazionali ed internazionali. Nel 1991 è presente
a due importanti rassegne: a Ferrara, a palazzo dei Diamanti, "Akhanaton: sette pittori del moderno Egitto" a cura di
C. Siniscalco; a Marsala, al Museo d'arte contemporanea, "Il Sud del mondo, l'altra arte contemporanea" curata da C.
Strano. La sua consacrazione arriva con la Biennale di Venezia del 1995, dove il Padiglione Egitto da lui rappresentato
viene premiato con il Leone d'oro alle Nazioni. Dal 1995 si susseguono le sue presenze in Italia e all'estero sia in
spazi pubblici sia privati: nel 1996 a Mantova, a Palazzo Ducale, con la mostra "La Croce e il vuoto" testo di A. Amati;
nel 1997 al Museo della Repubblica di San Marino "Luoghi" curata da A.Fiz ed inizia a Ghibellina la realizzazione di
un'opera monumentale "Qanat, le rotte del cielo" nell'ambito delle Orestiadi. Nel 1998 la personale a Les Mans, al
Centre Culturel l'Espal; la rassegna "Mediterranea" all'Hotel de Ville di Bruxelles, e la partecipazione alla VI
Biennale du Film sur l'art al Centre Pompidou di Parigi con "Il percorso dell'asceta". Nel 1999 realizza l'installazione
"La via della seta" in San Francesco a Como, curata da Alberto Fiz ed Elena Pontiggia; è presente con una personale ad
Art Basel 30 e alla Galleria Comunale di Cervia, ex Pescheria, con l'installazione "Il risveglio della Fenice: Fuoco"
curata da C. Cerritelli. Nel 2001 espone alla Galleria d'arte Contemporanea di Bad Homburg in Germania, alla Galleria
Civica d'arte Moderna di Spoleto, Palazzo Racani Arroni, "Nidi di luce" curata da Martina Corgnati e, all'Arengario di
Milano, "Tutto l'odio del mondo" curata da A. Riva. Nel 2002 inizia il nuovo ciclo di opere "Sabbie", impronte su carta,
presentate da Marco Meneguzzo, alla Galleria Spirale Arte di Pietrasanta e Milano e partecipa a "Glass Way, le stanze
del vetro dall'archeologia ai giorni nostri" curata da M. Sciaccaluga al Museo Archeologico di Aosta. Nel 2003 espone
una personale all'Accademia di Belle Arti di Brescia, partecipa a "l'Ebrezza di Noè" alla Galleria d'arte Moderna e
Contemporanea di San Gimignano e alla Biennale Internazionale del Cairo vincendo il The Nile Grand Prize. Nel 2004 a
Verona, l'installazione "La dimora del poeta", viene esposta ed acquisita nella collezione Permanente del Museo di
Palazzo Forti e partecipa a "Medioevo prossimo Venturo" curata da M. Sciaccaluga al Palazzo Pretorio di Certaldo.
Nel 2005 partecipa alla rassegna "Identità e nomadismi" curata da Lorenzo Fusi e Marco Pierini al Museo d'arte
Contemporanea di Siena alle Papesse.
Shafik è entrato nel sito del MOMA di New York come uno dei più
interessanti artisti del mondo arabo del XX secolo, e le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private
in Italia e all'estero.
"Le sue tele sono innanzitutto cooperazione e racconto, ricche di riferimenti visivi alla tradizione orale e al filo
rosso del pensiero poetico dell'artista", scrive Pierre Restany. Il racconto di Shafik è, comunque, intimamente
"visionario"; basti pensare ai titoli delle sue opere per capire che la vera motivazione della sua pittura è per lui
il piacere dei sensi e della mente.
"Si tratta di un incontro felice tra due culture: quella orientale, dell'idioma materno e quella occidentale, quando
il segno si trasforma in accadimento segreto…come se l'Action Painting, o i modi dell'informale Europeo, potessero
coniugarsi con il fascino leggero dei geroglifici."